Bimba morta a Torino, il patrigno: «Stavamo giocando e la lanciavo in aria, mi è scivolata dalle mani» – Corriere della Sera

di Simona Lorenzetti

Mohssine Azhar ha reso dichiarazioni spontanee al gip: «È stata colpa mia, non so come sia successo. Volevo bene a Fatima e quel gioco le piaceva tanto»

Prima ancora che il pubblico ministero elencasse gli indizi contro di lui, Mohssine Azhar ha chiesto al gip di poter rendere spontanee dichiarazioni. E così ha confessato: «Stavo giocando con Fatima sul ballatoio. La lanciavo in aria. Lei rideva e salutava mamma che ci stava guardando dal balcone.  Mi è scivolata dalle mani. Non so come sia successo». È avvenuto tutto in un attimo e all’improvviso il gioco, uno dei tanti che Mohssine era solito fare con la sua piccola Fatima, si è trasformato in tragedia. La bambina è scivolata oltre la ringhiera del quarto piano ed è precipitata nel cortile interno della casa di via Milano 13.

«È stata colpa mia. Quella bambina era la mia famiglia. Le volevo bene e quel gioco le piaceva tanto. Adesso non mi do pace, ma non potevo immaginare quello che poi è accaduto. Vorrei parlare con Lucia, sua madre» ha detto al gip. 

Ora il giudice dovrà decidere se convalidare il fermo e disporre la misura cautelare in carcere. Mohssine è accusato di omicidio volontario nella forma del dolo eventuale. Per la Procura è pacifico che il 33enne marocchino non abbia gettato con rabbia e violenza la bambina dal balcone. Ma allo stesso tempo ritiene che giocando in quel modo con la piccola, in un punto pericoloso (un ballatoio largo circa 80 centimetri) e in uno stato di alterazione (per aver bevuto e forse fumato hashish), si sia assunto e rappresentato il rischio che la bambina potessi farsi del male: da qui la contestazione del dolo eventuale. L’avvocato Alessandro Sena, che assiste il ragazzo, ha chiesto la scarcerazione e la riqualificazione in omicidio colposo: «Azhar è sconvolto. Per lui quella bambina era una figlia, non le avrebbe mai fatto del male. Inoltre, ritengo che non sussista il pericolo di fuga. Non ha mai lasciato la città neanche quando è incorso in altri problemi con la giustizia».

Dal racconto di Azhar emergono nuovi dettagli della sera di giovedì (13 gennaio). Il giovane era in casa con alcuni amici, si erano ritrovati per vedere la partita. La compagna Lucia Chinelli vive in un altro appartamento al quarto piano dello stesso stabile. Stavano insieme da poco tempo, ma tra Mohssine e la bambina c’era un forte legame. Dopo cena lui è sceso un attimo a casa della donna, quando è risalito nel proprio alloggio Fatima lo ha seguito. «L’ho presa in braccio e abbiamo cominciato a giocare. Le dicevo ‘saluta la mamma’. All’improvviso mi è scivolata dalle mani e l’ho vista precipitare. Sono corso giù,  ma respirava a malapena», ha detto.

Lucia, secondo il suo racconto, era sul balcone che li osservava.  Dopo la caduta, l’uomo ha spiegato di aver perso la testa. Venerdì di fronte al pm aveva ammesso le proprie responsabilità, ma aveva anche detto di non ricordare cosa fosse accaduto: «Era in casa con me. È colpa mia, avrei dovuto fare attenzione».  In serata era stato portato in carcere. Per lui è stata una lunga notte, tormentata. E questa mattina ha deciso di raccontare tutto. 

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15 gennaio 2022 (modifica il 15 gennaio 2022 | 16:34)

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Bimba morta a Torino, il patrigno: «Stavamo giocando e la lanciavo in aria, mi è scivolata dalle mani» – Corriere della Sera

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