Bimba morta precipitando dal balcone a Torino, fermato per omicidio il compagno della madre: “Non sono stato attento” – Il Secolo XIX

Fatima, 3 anni, è caduta dal quarto piano di uno stabile in via Milano a Torino. L’uomo era completamente ubriaco: “Sono distrutto, non mi sono accorto che era uscita”

Torino – La polizia ha sottoposto a fermo di polizia Azar Mohssine, compagno della madre di Fatima, la piccola di tre anni morta nella serata di ieri dopo una caduta dal quarto piano dello stabile di via Milano 18 a Torino. L’uomo, 32 anni, è uscito nel pomeriggio dalla procura di Torino, dove è stato interrogato dal pm Valentina Sellaroli alla presenza del suo avvocato Alessandro Sena. Tuta blu e rossa, barba incolta, ciabatte bianche, l’uomo è sottoposto a fermo generico per omicidio ma la procura sta valutando l’ipotesi dell’omicidio volontario con dolo eventuale.

«Mi sento in colpa perché la bambina è caduta mentre si trovava in casa mia e non ho vigilato che non uscisse dalla porta. Per me era come una figlia, sono distrutto e disperato» ha dichiarato Mohssine. Il quale ha poi aggiunto: «Mi sono accorto di quello che era successo quando ho sentito le urla della madre, mi sono affacciato e ho visto la bambina lì per terra. Sono corso giù e da quel momento non ho ricordi precisi».

Mohssine, ieri sera, era ubriaco. In mattinata era stato condannato a 8 mesi per il possesso di una cinquantina di grammi di hashish. Possesso che lui ha sempre negato. Il suo avvocato, all’uscita dall’interrogatorio, ha dichiarato che il suo assistito è «distrutto dal senso di colpa: ha scoperto solo durante l’interrogatorio che la bambina era morta».

I fatti

Fatima è precipitata alle 21,45 di ieri sera dal quarto piano della palazzina di via Milano 18 in cui abitano sia la madre, 41 anni, che il patrigno. I due hanno appartamenti sullo stesso ballatoio, ma abitano in abitazioni diverse. Secondo le prime ricostruzioni la piccola in quel momento era insieme a Mohssine. Poi la piccola è uscita dalla portafinestra. Nessuno sembra accorgersene. Poi precipita nel cortile con un volo di 12 metri. Non è ancora chiara la dinamica e non si sa dove si trovassero la madre – che comunque è stata sentita nella notte dalla polizia – e il patrigno – sottoposto a fermo.

L’allarme
A dare l’allarme e chiamare il 112 è la panettiera del “Panificio della Basilica”, il negozio al piano terreno, Stefania Castro. La donna è sveglia, sta per mettersi a lavorare. Sente un urlo flebile, poi dei rumori concitati. Sente un tonfo, esce. Vede la bambina. Chiama i soccorsi. La bambina viene portato all’ospedale infantile Regina Margherita. Ha riportato un trauma cranico e toracico e lesioni multiple alle ossa. Nella notte è stata operata. Ma è stato tutto inutile.

Arrivano gli agenti della Volante della Questura, insieme con i colleghi della Squadra Mobile. Bloccano il compagno della madre della bimba, che nella macchina della polizia, completamente ubriaco, continua a biascicare: «Capo, capo, mia figlia è in coma, dammi una sigaretta». Alterna momenti di lucidità, in cui chiede: «Come sta? Ditemi come sta la bambina», a momenti di rancore in cui insulta gli agenti: «Spero che a tua figlia capiti lo stesso. Sono un essere umano, non una bestia. Fammi uscire, fammi uscire da questa macchina o te la spacco».

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