Il centrodestra candida Berlusconi. Una settimana per verificare i numeri. Ma c’è la trattativa parallela – tiscali.it

A nove giorni dalle urne presidenziali la variabili possibili prendono forma senza però chiarire il quadro dei numeri che porteranno all’elezione del tredicesimo Presidente della repubblica. E se il vertice di centrodestra conferma la variante Berlusconi con tutti i “se” del caso, Matteo Renzi si prepara a mettere in campo il nome di un candidato – o di una rosa di nomi – a cui lo stesso centrodestra non potrebbe dire di no. Quel Piano B che Salvini e Meloni chiedono da giorni ma che il Cavaliere non vuole neppure sentire nominare perché depotenzierebbe la sua candidatura. I leader di Iv potrebbe contare in questo caso su un inatteso asse operativo: quello con Gianni Letta. L’ex sottosegretario alla Presidenza dei governi Berlusconi, l’uomo che tuttora sussurra all’orecchio del Cav senza per questo partecipare al coro ipocrita di chi non ha il coraggio di dire le cose come stanno, ieri mattina è stato a Palazzo Chigi. Prima dei funerali di Stato del presidente dell’Europarlamento David Sassoli ha incontrato per quasi un’ora Antonio Funiciello, capo di gabinetto di Draghi.

Tre atti/ Il primo

E’ stata una giornata in tra atti, ciascuno utile per non dire necessario a comporre il rebus Quirinale. 

Il primo step del centrodestra è stato messo a punto ieri nel vertice a villa Grande. In tre ore, dalle 14 alle 17, i leader di centrodestra hanno deciso di tenterà l’operazione Berlusconi al Quirinale. Salvini, Meloni, Cesa, Lupi e Brugnaro restano diffidenti sui numeri ma hanno deciso che non è solo Berlusconi a dover ricercare il consenso. “L’acchiappa-farfalle”, cioè voti, Vittorio Sgarbi ieri ha aggiornato il pallottoliere conquistando – ha assicurato – “altri quindici voti” oltre i 451 già acquisti sommando i Grandi Elettori di centrodestra, delegati regionali compresi.  La strategia – e la novità di ieri – è che tutte le forze politiche dell’alleanza debbano fare di tutto per allargare il perimetro e cercare di trovare i 505 voti necessari all’elezione del presidente azzurro alla quarta votazione. Nell’alleanza sono ancora tanti coloro che parlano di “fiera dell’ipocrisia” e che rimarcano come l’intenzione di procedere in questa direzione rischia di scontrarsi con la mancanza delle condizioni politiche per portare Berlusconi al Colle. Tra questi c’è Osvaldo Napoli, tra i fondatori di Forza Italia poi uscito in Coraggio Italia in polemica con la deriva sovranista della coalizione.  Coraggio Italia ha firmato ieri il comunicato finale del vertice a Villa Grande. Napoli “bastian contrario” sottolinea come per l’elezione del Capo dello Stato non si debba usare il “pallottoliere” ma seguire un “percorso politico all’insegna del dialogo e del confronto” visto che mai prima il centrodestra aveva espresso un candidato alla Presidenza della Repubblica.

Il comunicato. E la postilla 

Il comunicato finale va però in direzione diversa: esiste solo il Piano A. Intanto si riconosce “il valore e il prestigio” dell’ex presidente del Consiglio, poi ci sarà la conta. Si vedrà nei prossimi giorni se la nota diramata ieri con cui il centrodestra candida Berlusconi alla carica più alta dello stato è un segnale di voler andare in fondo senza se e senza ma o, invece, una sorta di onore delle armi. Come si vedrà nei prossimi giorni – c’è ancora una settimana prima della convocazione dei Grandi Elettori – se l’attività della war room in Parlamento per aggiornare i voti disponibili secondo i report di ciascuna forza politica sarà solo una forma di liturgia.

Se a Villa Grande le fonti parlano di “clima positivo” e di un’intesa “a viso aperto” intorno ad una colazione a base di melanzane alla parmigiana, branzino al forno, calamari alla griglia e contorno di carciofi, altri indizi parlano di grande diffidenza. Un paio d’ore dopo il comunicato ufficiale, Salvini e Meloni trasmettono alle redazioni una postilla. “I leader del centrodestra si sono impegnati a non. Modificare la legge elettorale in senso proporzionale”. Il tecnicismo è di grande sostanza. Dice che la tela del ragno tessuta da Berlusconi tiene impigliati ben più di quel fanno credere Lega e Fratelli d’Italia. Senza Forza Italia, forza liberal ed europeista, i due giovani leader non potrebbero mai ambire alla guida del Paese. Al tempo stesso Berlusconi può decidere di distruggere in un attimo la coalizione di centrodestra e di schiacciare per sempre all’opposizione tanto Salvini quanto Meloni. L’arma più diretta è proprio la legge elettorale: un proporzionale, che tanto piace ai centristi, sarebbe la pietra tombale sulle coalizioni.   

Atto secondo

Dietro le quinte va avanti anche una trattativa parallela. Ed è quella per verificare le condizioni di un’intesa su Draghi. Da tempo è aperto un confronto tra Matteo Renzi e Salvini. In questi giorni si sarebbe aperto un canale anche con l’ex fronte rosso-giallo, con il segretario dem Enrico Letta e con Giuseppe Conte. Ma pesano le resistenze del partito di via Bellerio, fermo sulla necessità che l’ex numero uno della Bce rimanga a palazzo Chigi. Un eventuale accordo su chi debba sostituirlo non c’è, anche se sia il segretario del partito del Nazareno che il governo stesso hanno apprezzato il passo avanti di Salvini che ha assicurato la presenza della Lega nell’esecutivo indipendentemente da chi sarà il Capo dell’esecutivo e, per far vedere che fa sul serio, ha lanciato il governo dei leader dei partiti di maggioranza. Tutti dentro a garanzia della durata e dell’azione di governo. A frenare sull’ipotesi Draghi è anche il Movimento 5 stelle, con la maggioranza dei parlamentari che ha avvertito il presidente M5s Conte sull’impraticabilità dell’operazione. “Non reggerebbe e si andrebbe al voto anticipato” dicono tutti.

In queste ore i fari puntati, sia nel centrosinistra che nel centrodestra, sono su Gianni Letta. L’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio al vertice nel pomeriggio si sarebbe limitato a sottolineare “la necessità di verificare i numeri sulla candidatura di Berlusconi prima di andare avanti”. Fonti parlamentari azzurre riferiscono che sarebbe Letta colui che dovrebbe convincere, eventualmente, Berlusconi a fare un passo indietro una volta accertata l’impraticabilità dell’operazione Cav. Per questo motivo ieri Letta senior avrebbe incontrato il capo di gabinetto del premier (ma non il premier assente in quelle ore dal palazzo del Governo).  Letta si sta spendendo per cercare di evitare il muro contro muro in Parlamento. Due sue dichiarazioni pubbliche in due giorni sono una novità assoluta. Entrambe a margine delle commemorazioni in ricordo di David Sassoli. Entrambe parlano di “clima di serenità e di valutazione del bene comune prima di ogni altra cosa che deve essere la guida per ognuno di quelli che hanno la responsabilità, il compito e il dovere di eleggere il nuovo Capo dello Stato” . Lo stesso clima che le forze politiche tutte hanno dimostrato in questi giorni ricordando e celebrando David Sassoli,

Atto terzo

La linea di Letta è sovrapponibile a quella di Matteo Renzi. Il leader di Iv ieri sera ha convocato i Grandi Elettori (con la prima diretta streaming su Radio Leopolda), il terso atto di questa importante giornata. “Io penso – è stata la premessa del senatore fiorentino – che il passaggio elettorale del presidente della Repubblica e della conclusione ordinata della legislatura e della gestione del Pnrr siano pietre miliari da gestire con intelligenza. Tocca a noi, siamo 45, non tantissimi ma abbiamo prodotto già un cambiamento” con l’arrivo di Draghi a Chigi “e allo steso modo dico: dobbiamo avere lo stesso stile di un anno fa, essere coraggiosi, uniti e competenti”. In campo ci sono “tre scenari possibili” mentre Salvini e Meloni stanno rischiando “la sindrome Bersani”, ovvero una “strategia fallimentare e suicida che portò prima a bruciare Marini e poi Prodi”. Il primo scenario prevede la presentazione della candidatura di “una personalità di centrodestra che gode di un consenso più ampio”, una candidatura da costruire e presentare entro la settimana. In questo caso, per Renzi i voti aggiuntivi potrebbero esserci, da quelli di Iv fino a parte del Pd e di M5s. La “seconda ipotesi: andare a chiedere all’italiano più autorevole e forte in questo momento e con una maggiore presenza istituzionale, Mario Draghi, di lasciare l’incarico da premier e andare al Quirinale”. In questo caso “si aprirebbe l’ipotesi di un governo Ursula senza Salvini o di un governo dei leader”. Infine, la terza ipotesi: la candidatura di Berlusconi resta in campo e tenta il tutto per tutto alla quarta votazione, il 27 gennaio.  In questo caso il segretario dem ha proposto l’Aventino ma è una proposta che non convince. “Oppure – ha detto Renzi – si va in Aula e si va al gioco della verità dove si candida e si vota un’altra personalità da contrapporre a Berlusconi. Sarebbe uno scontro all’ultimo voto, mai avvenuto con questa intensità per il Capo dello Stato”.

E oggi il Pd…

Stamani Letta riunisce i Grandi Elettori dem. Per ora la proposta è stata “no a Berlusconi, sì ad un nome del centrodestra”. E’ sul tavolo l’ipotesi Aventino per mettere nell’angolo eventuali doppiogiochisti e frasi tiratori. E’ già un successo visto che fino a metà dicembre il Nazareno era convinto di poter fare da solo insieme con i 5 Stelle partendo da un tesoretto di 405 voti. Difficile che il Pd faccia uscire oggi un nome. Si parlerà soprattutto di metodo. Ad esempio, “di far fare al centrodestra il congresso nelle urne presidenziali facendolo implodere per mancanza di una vera alternativa. Quello che abbiamo fatto noi nel 2013…”. Quella che Renzi chiama appunto “sindrome Bersani”.

Dai 5 Stelle arriva il no a Berlusconi. E resta in piedi il bis di Mattarella. Ipotesi gradita anche ad un pezzo di Pd (Orfini oggi dovrebbe formalizzarlo in Direzione) ed, eventualmente, anche al premier Draghi. Ma che si scontra con le intenzioni manifestate in più occasioni dal Capo dello Stato.

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