Ora è scontro aperto tra cattolici su eutanasia e suicidio assistito – ilGiornale.it

La Civiltà cattolica, storica rivista gesuitica diretta da padre Antonio Spadaro, lo stesso consacrato che molti ritengono lo “spin doctor” del pontefice argentino, ha preso posizione sulla legge in materia d’eutanasia che è in discussione sul piano politico, ma parecchie associazioni cattoliche (almeno sessanta) non condividono l’impostazione fornita dalla testata e replicano a muso duro. Siamo, insomma, allo scontro tra due modi di concepire il cattolicesimo che sembrano differire in larga parte.

“Non c’è dubbio – ha scritto padre Casalone nell’ultimo numero della rivista – che la legge in discussione, pur non trattando di eutanasia, diverga dalle posizioni sulla illiceità dell’assistenza al suicidio che il Magistero della Chiesa ha ribadito anche in recenti documenti. La valutazione di una legge dello Stato esige di considerare un insieme complesso di elementi in ordine al bene comune”. E ancora, come ripercorso dall’Agi, Casalone si è domandato “se di questa PdL occorra dare una valutazione complessivamente negativa, con il rischio di favorire la liberalizzazione referendaria dell’omicidio del consenziente, oppure si possa cercare di renderla meno problematica modificandone i termini più dannosi”.

Molto ruota attorno al tema del suicidio assistito, considerando pure quanto predisposto dalla proposta di legge in materia. Le associazioni che hanno risposto in maniera contrariata ne fanno anche una battaglia di principio. Oggi, poi, anche Avvenire ha affrontato la medesima tematica, intervistando il professor Giovanni Maria Flick che ha aperto a sua volta. In buona sostanza, quella che potrebbe essere chiamata “frangia progressista” della Chiesa cattolica, esterna o interna che sia all’Ecclesia, non condivide l’atteggiamento di chi tende a “scartare a priori” le normative che vengono proposte sul piano politico. E tutto questo accade a ridosso del referendum sull’eutanasia che dovrebbe svolgersi nella primavera del 2022.

Tra coloro che non hanno condiviso il punto di vista de La Civiltà cattolica, c’è il dottor Alfredo Mantovano, ex sottosegretario al ministero dell’Interno e attualmente vice presidente del Centro studi Rosario Livatino, ha espresso il suo punto di vista, parlando del confronto in corso con ilGiornale.it: “La presa di posizione di ieri di Civiltà cattolica e di oggi di Avvenire, con l’ampia intervista al prof Flick, elogiativa della legge sul suicidio assistito, che a sua volta segue quella all’on Bazoli, saranno certamente valorizzate dai sostenitori della ‘morte di Stato’ per sostenere che la Chiesa è dalla loro parte: nonostante quel che papa Francesco costantemente ripete sulla “cultura dello scarto””, ha premesso l’ex sottosegretario, rimarcando quale sia il pensiero di papa Francesco su eutanasia e limitrofi bioetici.

Poi la stoccata: “Credo che laicamente, in adesione al dato antropologico, vada ribadito che la tutela della vita e l’affiancamento concreto di chi soffre costituiscano una battaglia di civiltà, non necessariamente cattolica. Sarà un bel paradosso vedere i radicali usare sponde clericali e i cattolici non allineati sulla deriva perdente Civiltà cattolica/Avvenire prescinderne, richiamando i dati di realtà”, ha aggiunto. La dialettica, per il magistrato, dovrebbe, almeno per il mondo cattolico, partire da un’altra base ragionativa ed argomentativa: “Quel che sconcerta di più in queste prese di posizione – ha fatto presente Mantovano – non è soltanto l’appoggio clericale alla “morte volontaria medicalmente assistita”, ma la dimostrata non conoscenza delle norme di cui si discute: il quesito referendario va oltre la prospettiva eutanasica, perché fa dipendere la morte dal semplice consenso della vittima, senza che contino le sue condizioni di salute”.

Per Mantovano, in estrema sintesi, bisognerebbe ricusare di netto la proposta di legge che è stata invece presa in considerazione con una certa favorevolezza o comunque senza ventilare ostruzionismi da parte de La Civiltà cattolica e non solo: “Il testo Bazoli – annota l’ex sottosegretario –è decisamente orientato verso l’eutanasia, al punto che perfino quando il medico e il comitato di valutazione ritengono che non vi siano le condizioni per il trattamento di fine vita, comunque ci si può rivolgere al giudice. Mi viene il dubbio che questi passaggi siano sfuggiti a chi elogia la soluzione legislativa”, conclude.

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