Quirinale, il centrodestra teme di pagare caro il flop di Berlusconi: “Silvio pensaci bene” – La Repubblica

“Vedremo se c’è la maggioranza…”. In serata Matteo Salvini dà forma ai dubbi che rimangono sul tavolo. Silvio Berlusconi, dalle 16,38 di ieri, è il candidato ufficiale del centrodestra per il Quirinale, ed è già un traguardo mai raggiunto per il fondatore di Forza Italia. Ma le perplessità sui numeri, soprattutto da parte della Lega, fanno sì che la richiesta generale di sciogliere la riserva, rivolta al Cavaliere, sia in realtà una possibilità concessa al vecchio leader di uscire ancora di scena per evitare il naufragio non solo suo, ma della coalizione. Lo dice fuori dai denti Giovanni Toti: “Berlusconi sarà il primo eventualmente a fare un passo indietro ove non vi fosse la possibilità”.

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E un altro centrista, Maurizio Lupi: “Noi gli abbiamo detto che vogliamo un presidente, non solo un candidato presidente. E tutti abbiamo la preoccupazione di evitare una cocente sconfitta a un uomo con la sua storia e il suo prestigio”. Insomma, la diffidenza rimane, nel centrodestra, malgrado i toni cordiali del pranzo di Villa Grande e l’unità di intenti messa per iscritto dai commensali. Non a caso, fra un piatto di melanzane alla parmigiana e il branzino al forno, Matteo Salvini ha fatto notare all’ex premier come siano state difficili le elezioni di alcuni Capi di Stato quali Scalfaro (672 voti al sedicesimo scrutinio) e Mattarella (665 al quarto). “È una partita delicata, Silvio”, le parole del capo del Carroccio. In un clima di irritazione generale per il “metodo scoiattolo”, ovvero per quello scouting individuale, quel reclutamento telefonico con l’ausilio di Vittorio Sgarbi, ieri assente al pranzo sull’Appia antica ma pronto in serata a sbandierare i suoi progressi: “Ne ho convinti altri cinque…”.

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Il problema ora è di metodo, ma anche politico. È stato deciso di affidare a un mini-comitato di parlamentari la ricerca e la verifica dei Grandi elettori necessari a raggiungere il quorum dalla quarta votazione in poi (505 voti) e di aggiornarsi, per discutere dell’esito, alla fine della prossima settimana. Ma con quale obiettivo? Di cercare un’elezione a maggioranza, escludendo il centrosinistra? “Vediamo cosa farà Renzi ed esploriamo il mondo dei gruppi misti”, dice Lupi. Però Salvini fa sapere di volere continuare nel dialogo con tutti i leader “con l’ambizione di svelenire il clima”. Missione non facile, viste le reazioni di Pd e 5S alla nomination di Berlusconi. La verità è che il segretario leghista è costretto a muoversi ancora su un doppio binario: da un lato promuove e protegge la candidatura del Cavaliere, dall’altro lavora ancora su un piano B che però dovrebbe coinvolgere eventualmente lo stesso Berlusconi. Il quale, se mai dovesse smettere i panni dell’aspirante Presidente della Repubblica, difficilmente cederebbe quelli di regista al giovane alleato. Su una cosa i due si trovano di nuovo d’accordo: sul fatto che Draghi non dovrebbe lasciare la guida del governo. “È l’ultima cosa che serve all’Italia”, ha detto in serata Salvini.

L’unico che può convincere Mattarella a restare è Berlusconi

È un crinale davvero sottile. Anche perché ieri, prima ancora del pranzo, Berlusconi ha formalizzato la richiesta di una prova d’amore ai suoi più giovani compagni di viaggio: “Possiamo provarci, se mi sostenete. Nessuno lo impone, ditemelo voi”. E tutti hanno manifestato appoggio all’iniziativa del padrone di casa, vincolandosi a un patto di lealtà confluito nei documento in cui si chiede al Cavaliere di “sciogliere la riserva”. Insomma, al di là di numeri e strategie, se Berlusconi decide davvero di andare sino in fondo, Meloni e Salvini ora non possono più tirarsi indietro. E Ignazio La Russa, colonnello di Fdi, fa un pronostico: “Secondo me Berlusconi potrebbe non sciogliere la riserva neppure la prossima settimana: non è escluso che arrivi dritto al quarto scrutinio…”. È lo scenario del muro contro muro, dell’ascesa al Colle da conquistare sul campo con un manipolo di Grandi elettori da sommare all’attuale centrodestra. Come nella migliore tradizione del vecchio e nuovo centrodestra, l’armonia ostentata nasconde i sospetti. Quelli dei forzisti sulle reali mosse di Salvini, che continua le sue personali consultazioni con i leader del fronte avverso; quelle dei sovranisti che temono che, in caso di fallimento dell’operazione Berlusconi, Fi e centristi possano sposare un governo Ursula.

Non a caso, proprio Fdi ha chiesto di blindare i confini della coalizione con un impegno comune sul maggioritario. Luigi Brugnaro, rappresentante di Coraggio Italia, non ha firmato. Segno che la partita del Colle ne contiene altre. E per il centrodestra sono tutte ancora in salita.

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