Servirà anche una quarta dose di vaccino? – Today.it

Mentre molti Paesi nel mondo stanno spingendo l’acceleratore sulla campagna vaccinale con le terze dosi anti covid, si comincia a ragionare su una possibile quarta inoculazione per proteggersi dal virus. Gli ultimi dati sull’andamento dell’epidemia dicono che i contagi, in questi giorni molto elevati, di per sé hanno un valore e un peso diversi rispetto al passato, quando non c’erano i vaccini, erano prevalenti varianti meno contagiose rispetto all’attuale Omicron e venivano fatti migliaia di tamponi in meno. La rapida diffusione della nuova variante, d’altro canto, oggi è accompagnata da una capacità minore di causare sintomi gravi, in primo luogo nella popolazione vaccinata.

I dubbi degli esperti sulla quarta dose per tutti

A questo si aggiunge un’altra notizia positiva: i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss) certificano che l’iniezione booster porta oltre il 97% l’efficacia nel prevenire la malattia in forma severa. Di Covid-19, tuttavia, continuano purtroppo a morire centinaia di persone ogni giorno, e alcuni ospedali cominciano ad essere in affanno per i ricoveri in crescita, soprattutto di persone non vaccinate. Da qui la riflessione: dopo la terza servirà anche una quarta dose di vaccino?

covid casi ricoveri iss-2

Al momento gli esperti tentennano e l’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha aperto una riflessione critica sulla sostenibilità di questa strategia. “Non possiamo continuare con booster ogni tre-quattro mesi”, ha detto il capo della strategia vaccinale dell’Ema, Marco Cavaleri. “Non abbiamo ancora dati sulla quarta dose per poterci esprimere, ma ci preoccupa una strategia che prevede di andare avanti con le vaccinazioni a distanza di poco tempo”, ha spiegato.

L’Italia, così come altri Paesi, ha fissato i richiami dopo quattro mesi dall’ultima dose, mentre la Grecia ha già predisposto l’avvio della quarta vaccinazione, ma solo per i pazienti immunocompromessi che hanno effettuato un ciclo primario di tre dosi. Misure su cui l’Ema, che riunisce gli esperti delle agenzie per i medicinali di tutti i 27 Paesi Ue, ha sollevato qualche dubbio. Secondo Cavaleri, avere troppa fretta nel rafforzare la campagna di vaccinazione al Covid-19 con ulteriori richiami eccessivamente ravvicinati potrebbe avere l’effetto opposto, ossia sovraccaricare la risposta immunitaria, con il rischio di “stressare” il sistema immunitario fornendo così una risposta immune più bassa.

L’esperto dell’Ema (il suo intervento integrale è nel video qui sotto) ha specificato che “ovviamente quando si tratta di pazienti vulnerabili e persone immunodepresse è un caso diverso, e per loro la quarta dose più essere considerata già da ora”. E ha aggiunto: “Sta emergendo il confronto su una seconda dose di richiamo (la quarta dose, ndr) con gli stessi vaccini attualmente in uso. Non sono stati ancora generati dati a sostegno di questo approccio. Tuttavia mentre l’uso di una quarta dose potrebbe essere considerato parte di un piano di contingenza, le vaccinazioni ripetute a breve tempo di distanza non rappresenterebbero una strategia sostenibile a lungo termine”.

Su questo tema si è espresso anche Sergio Abrignani, immunologo dell’università Statale di Milano e componente del comitato tecnico scientifico: “Non ha molto senso ripetere una quarta dose a due o tre mesi dalla terza con un preparato non aggiornato – ha detto -. Anzi, le immunizzazioni ripetute in tempi ravvicinati a volte producono lo spegnimento della risposta immunitaria”.

Se per determinate categorie di persone ad alto rischio (come i soggetti immunodepressi) la quarta dose può essere consigliata già adesso, i dubbi e lo scetticismo degli esperti vertono dunque sulle strategie di immunizzazione di massa nella maggioranza della popolazione, che già con tre dosi ha un’elevata protezione dai rischi di malattia grave, ospedalizzazione e decesso. Continuare ad “inseguire” la pandemia e le nuove mutazioni del virus potrebbe non essere la scelta giusta, a detta dell’Ema.

I (pochi) studi a disposizione

Gli studi scientifici sull’efficacia della quarta dose per ora sono pochi. Lo studio “Octave trial” effettuato nel Regno Unito ha dimostrato una minore produzione di anticorpi in quattro pazienti immunocompromessi su dieci in seguito alle prime due dosi di vaccino. Anche i dati preliminari di altre indagini in corso sull’efficacia della terza dose in queste categorie di pazienti sembrano indicare che solo metà di quelli che non avevano reagito alla seconda dose raggiungono i livelli desiderati di anticorpi con la dose aggiuntiva. Proprio questo, secondo gli esperti, giustifica la somministrazione di una quarta dose booster ai pazienti più fragili ancora a rischio.

In definitiva, quindi, al momento non si sa se servirà anche una quarta dose di vaccino contro Covid-19 per tutti. Per capirlo e per decidere si attendono i dati di Israele, che ha già iniziato a somministrare la quarta dose ad un’ampia fetta della popolazione. Dal 3 gennaio, infatti, personale sanitario, ospiti di Rsa e case di riposo e tutta la popolazione over 60 hanno diritto a richiedere la quarta dose. La decisione è stata presa dal governo israeliano dopo i risultati di un piccolo studio che ha coinvolto 154 sanitari volontari che avevano ricevuto la terza dose ad agosto e che avevano un basso livello di anticorpi. Stando ai dati raccolti, la quarta dose del vaccino Pfizer avrebbe aumentato di cinque volte i livelli di anticorpi nell’organismo dei riceventi, a una settimana dall’iniezione.

Non solo Israele, però. La Danimarca offrirà la quarta dose di vaccino anti covid ai soggetti più vulnerabili. Anche Stati Uniti, Regno Unito, Cile e Grecia al momento hanno deciso di offrire la quarta dose ai loro cittadini, ma unicamente per i pazienti immunocompromessi. In Ungheria, dal 13 gennaio, c’è la possibilità per chiunque lo richieda di ricevere la quarta dose. Si tratta del primo Paese in Ue a partire con la campagna per la quarta dose per tutti.

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