Berlusconi malato per andare ai processi, ‘con problemi psicologici e psichiatrico-neurologici’, ma in corsa per il Quirinale: antologia dei legittimi impedimenti del Cavaliere – Il Fatto Quotidiano

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A settembre aveva bisogno di “riposo assoluto”, stando ai suoi legali di fiducia. Da allora si cimenta però nella corsa verso il Quirinale: malato per presentarsi alle udienze, abile e arruolabile come Presidente della Repubblica. Il centrodestra pare abbia trovato l’accordo attorno al candidato più spigoloso di tutti, quel Silvio Berlusconi che ha imposto se stesso agli alleati e – con telefonisti e telegrafisti al seguito – giura di poter racimolare i 50-60 voti che consentirebbero di risolvere il rebus quirinalizio in favore della sua coalizione. Anche se questo significasse issare sul colle più alto d’Italia un condannato per frode fiscale in via definitiva (2013, vicenda diritti Mediaset), costretto a districarsi tra quattro processi e sotto indagine per le stragi di mafia del 1993. Un primato che mancava al Pantheon dei capi di Stato.

Nel vertice di Villa Grande gli alleati Meloni e Salvini sembra abbiano mandato definitivamente giù il rospo, arresi alla pretesa del leader di Forza Italia. Secondo le indiscrezioni degli ultimi giorni la faticosa caccia ai voti “uomo per uomo” starebbe dando i suoi frutti. Un lavoro certosino svolto “in presenza” – cioè accanto a Vittorio Sgarbi nell’inedito ruolo di affabile telefonista – che costerà molta fatica all’autocandidato Berlusconi, che oltre ai suoi 85 anni da tempo è alle prese con problemi di salute che ne condizionano l’agibilità. Non quella politica, volta a coronare la sua carriera di statista con la Presidenza della Repubblica, quanto quella giudiziaria.

Si perderebbe il conto a ricostruire le volte che Silvio Berlusconi ha saltato un’udienza aggrappandosi ora a impegni politico-istituzionali, quando ne aveva, poi a problemi di salute, quando gli rimanevano solo quelli, perché non più candidabile a seguito di condanna. Scopre quel salvacondotto nel lontano 1999, quando deflagrano i processi Imi-Sir e Sme-Lodo Mondadori che vedevano imputato, tra gli altri, l’avvocato cofondatore di Forza Italia Cesare Previti, all’epoca senatore ed ex ministro della Repubblica, primo a sollevare il tema dell’assenza giustificata dall’aula per gli eletti. L’ultima volta che Berlusconi se ne è avvalso è stato l’anno scorso, cioè 22 anni dopo. In mezzo, un profluvio di istanze di cui s’è perso il conto, alcune rimaste però nella storia: ad esempio quando nel 2013 era atteso per un’udienza dell’appello sui diritti Tv Mediaset, per il quale era stato condannato a quattro anni in primo grado, ma pretese l’assenza giustificata proprio per i suoi appuntamenti in tv.

L’impedimento legittimo per via “istituzionale” della prima fase, si sa, è stato costruito e perseguito “su misura” in vari tempi e modi, coi lodi Schifani (2003), Alfano (2008) e con la legge del 7 aprile 2010, sempre volti a introdurre una qualche forma di “legislazione speciale” che salvasse dai processi unicamente il Presidente del Consiglio e i ministri, cioè Berlusconi e i suoi uomini di fiducia. Bastava calendarizzare un Cdm nel giorno dell’udienza (tante volte è successo) e il gioco era fatto. Quelle norme salva-condotto sono poi state smontate una dopo l’altra dalla Corte Costituzionale o per via referendaria, ma la circostanza stessa di un presidente della Repubblica costantemente sotto processo potrebbe rianimarle per orientare lo “scudo” ancora più in alto, costringendo ancora una volta il Parlamento a districare un tema di giustizia di cui il Paese non sembra avvertire l’urgenza. La Presidenza, fosse questo il disegno della candidatura imposta da Berlusconi, sarebbe allora il mezzo, non il fine per congelare per sette anni i suoi problemi con la giustizia.

Nel 2013 Berlusconi decade dal Senato e per effetto della legge Severino perde ogni residua possibilità di invocare impedimenti istituzionali. Allora, complice l’età, subentra un crescendo di insuperabili problemi di salute sui quali prosegue il braccio di ferro coi magistrati, che più volte minacciano la visita fiscale. La famosa uveite del periodo 2013-2014, gli scompensi cardiaci del 2016-2018, fino al Covid contratto nel 2020 e ai suoi strascichi con tre ricoveri nel 2021, l’ultimo dei quali a fine agosto. Ecco, andando a ritroso, le richieste di assenza giustificata.

Il 19 ottobre 2019 i legali dell’ex premier fanno istanza per rimandare di 20 giorni l’udienza del Ruby Ter fissata per il 16 novembre nell’aula della Fiera al Portello. Il covid era ancora da venire, tanto che il rinvio viene chiesto per generici “problemi di salute legati all’età”. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano ironizza “al di là della patologia di questo grande anziano mi chiedo quando verrà, visto che a parte in tv, l’imputato in aula non l’ho mai visto”. E’ solo l’antipasto di uno scontro che lascerà il segno, in un susseguirsi di ricoveri e certificati.

Il 3 settembre del 2020 Berlusconi finisce per 15 giorni al San Raffaele causa Covid. Su istanza della difesa, il 28 settembre il processo viene rinviato di un mese. L’udienza si sposta così al 19 ottobre, ma servirà solo a rivalutare le sue condizioni di salute. Il 6 aprile 2021 l’imputato torna al San Raffaele e il processo viene sospeso fino alle dimissioni. Ricoverato ancora l’11 maggio, il 15 viene dimesso e all’udienza successiva i legali presentano l’ennesima richiesta di rinvio per gli “strascichi” del Covid. All’inizio di settembre, a fronte dell’ennesima richiesta dopo il lungo rinvio concesso a maggio, la settima sezione penale del Tribunale di Milano, decide di vederci chiaro e offre all’imputato del Ruby Ter la possibilità di peritare le sue condizioni di salute e stabilire così – una volta per tutte – se l’imputato è in grado di sostenere il processo.

Berlusconi la prende male, anzi malissimo, perché oltre alla perizia cardiologica viene richiesta anche quella psichiatrica. Decide allora di rinunciare al legittimo impedimento notificando ai giudici, bontà sua, di andare pure avanti col processo, ma senza di lui. E dire che era tutto pronto per il check-up: periti e contro-periti. La mossa ha l’effetto di sterilizzare il quesito, che ancora oggi si pone, e rinverdire le storiche accuse di accanimento contro i giudici. Accuse che non si fermano neppure quando il presidente del Tribunale Roberto Bichi precisa come quella perizia fosse stata disposta non “contro ma a garanzia dell’imputato”, per fornire cioè certezza della sua “attiva partecipazione al processo” e dell’insussistenza di “un qualche ostacolo alla effettiva articolazione di una linea difensiva”.

Non solo. Il pm Tiziana Siciliano rivelerà anche come a porre il tema, in realtà, fosse stata la stessa difesa dell’imputato e non l’accusa: dei tre certificati attestanti “pluripatologie” depositati dai legali di Berlusconi, preciserà in aula per sedare i veleni, due vertevano proprio su aspetti psicologici e psichiatrico-neurologici. E come il quadro patologico rappresentato dalla difesa non fosse di una «gravità» tale da consentire un rinvio dell’udienza per legittimo impedimento. “Abbiamo visto che l’imputato Berlusconi stava meglio, lo abbiamo visto scorrazzare in kart nella sua Sardegna, parlare con i leader politici, decidere del nostro futuro e di quello dei nostri figli”, disse in aula motivando i dubbi del tribunale mai risolti per il rifiuto di Berlusconi a farsi peritare.

Di sicuro, senza quel “tagliando”, il nodo delle reali condizioni dell’imputato candidato al Colle resta irrisolto ancora oggi ed è destinato a pesare man mano che l’appuntamento coi grandi elettori s’avvicina. Se a metà gennaio infatti Berlusconi era al vertice con Salvini e Meloni, in splendida forma stando a foto e video con strette di mano e sorrisi, più difficilmente potrà sostenere di non essere in grado di affrontare le udienze che l’attendono, numerose, nelle prossime settimane per asseriti problemi di salute. Perché tante ce ne sono. L’agenda di gennaio del candidato al Quirinale Silvio Berlusconi è infatti fitta di appuntamenti in tribunale. Mercoledì prossimo, cinque giorni prima che i Grandi Elettori si riuniscano in Parlamento, a Milano si celebra l’udienza del processo Ruby ter: il Cavaliere è alla sbarra con 28 persone per corruzione in atti giudiziari e induzione alla falsa testimonianza. Il 21 gennaio i suoi avvocati si devono spostare a Bari per l’udienza sul caso Tarantini dove – particolare non secondario – la presidenza del Consiglio si è costituita contro di lui. Il 26 gennaio, a urne presidenziali probabilmente ancora aperte, dovranno tornare in fretta e furia a Milano, di nuovo per il Ruby ter. E nei mesi successivi? Altri procedimenti giudiziari, a Roma, a Firenze, a Siena.

Se davvero Berlusconi venisse eletto, al contrario, avrebbe questi e anche altri impegni in agenda: ad esempio presiedere, nelle occasioni speciali, le riunioni del Consiglio Superiore della Magistratura, lui che ha speso una vita intera a dar battaglia ai magistrati che volevano processarlo; lui che fin dalla discesa in campo del 1994 ha avuto come missione di farsi norme in Parlamento con gli avvocati che escogitavano cavilli legislativi, lodi e vere e proprie leggi ad personam per difenderlo dai processi. Al Quirinale, in aula, al Csm, al San Raffaele. Volendo credere ai problemi di salute, la domanda è: ma ce la farà Berlusconi? In passato, l’uomo del “fare” ha dimostrato di saper sempre scegliere a cosa rinunciare. Quando era senatore della Repubblica, per dire, era recordman di assenze a Palazzo Madama. A fargli compagnia, il suo storico avvocato, senatore Nicolò Ghedini, e la storica segretaria Maria Rosaria Rossi. Silente sulla candidatura il primo, lei gli ha offerto un consiglio non richiesto: “Silvio caro, ritirati”. Per la salute di tutti. Fino all’ultimo ufficio pubblico, scuola e comune d’Italia, costretti a sostituire la foto di Mattarella con quella di un condannato per reati contro lo Stato, ancora a giudizio.

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