Milano, le due verità sull’aggressione al vigile. «Mi sono qualificato». «No, volevamo solo difenderci» – Corriere Milano

di Maurizio Giannattasio e Cesare Giuzzi

Tre ragazzi indagati per aver rapina e resistenza. Gli skater di Bolzano: «Ha tirato fuori la pistola e ci siamo spaventati». L’agente in borghese accerchiato e disarmato: «Ho detto che ero un vigile urbano». Nel suo passato un procedimento disciplinare per una foto di Mussolini in ufficio. Sala: Milano non è il Far West

Due verità contrapposte. Due versioni della stessa storia a cui ancora mancano troppi punti fermi per essere chiarita. Sono indagati i tre skater altoatesini tra i 19 e i 22 anni che sabato hanno aggredito e derubato della pistola un vigile sui Navigli. Altri ragazzi, del gruppo dei quindici aggressori, sono stati identificati nelle ultime ore. Alcuni hanno già chiesto di essere ascoltati dai magistrati Ilaria Perinu e Laura Pedio che ipotizzano il reato di resistenza e rapina. «Non sapevamo chi fosse quell’uomo — ha spiegato uno dei giovani —. Ad un certo punto ha estratto una pistola. Noi ci siamo subito mossi per cercare di disarmarlo, ma nessuno voleva picchiarlo: volevamo solo togliergli la pistola perché eravamo spaventati». I giovani bolzanini si difendono sostenendo che l’agente, 61 anni, con 30 di servizio, non si sarebbe qualificato. Versione smentita dal comando della Polizia locale. «Sono sceso e mi sono qualificato», ha sostenuto con i colleghi l’agente ferito (5 giorni di prognosi) che prima ha esploso un colpo in aria e poi un altro durante il tentativo di uno dei giovani di strappargli l’arma dalle mani. Nei suoi confronti non sono stati presi provvedimenti dal comandante Marco Ciacci e non risulta indagato. Così come la collega che era con lui e non è mai scesa dall’auto civetta. In passato nei confronti del 61enne era stato aperto un procedimento interno dopo la segnalazione di una foto di Mussolini nell’ufficio in cui lavorava. Storia chiusa senza conseguenze.

(qui il racconto delle notti selvagge di Milano; qui la testimonianza di un ex bullo).

Il nodo sicurezza

Intanto le due settimane nere di Milano — le violenze sessuali di Capodanno, la sparatoria di San Siro, il vigile aggredito — arrivano in Consiglio comunale. Tocca al sindaco Beppe Sala affrontare la marea montante di polemiche con il centrodestra che chiede il passo indietro dell’assessore alla Sicurezza e del comandante dei «ghisa». Sala lo fa a modo suo. Assumendosi la responsabilità di quanto accaduto, rilanciando le iniziative da prendere: più uomini in strada, più mezzi e più collaborazione tra le forze dell’ordine. Ma anche rispedendo al mittente chi grida che Milano è il Far West. Lo aveva detto in campagna elettorale replicando al centrodestra: «Milano non è Gotham city». Lo ripete oggi. «Non si può urlare al Far West tutte le volte che c’è un problema, né cercare sempre e in ogni caso un colpevole». Ogni riferimento a chi individua nelle politiche dell’immigrazione la causa di tutto quello che è successo è puramente voluto. «Segnalo che gli ultimi fatti hanno visto protagonisti immigrati, di prima o seconda generazione, come pure ragazzi di Bolzano, tanto per intenderci». Come dire: non c’è un’unica causa e un unico movente. Strumentalizzare la sicurezza non aiuta a risolvere i problemi. «Non è di destra o di sinistra, né è un’esclusiva politica. Non si può essere pro o contro la sicurezza, o pensare che sia un tema che si risolva di “botto”: non è così».

Le assunzioni di nuovi vigili

Sullo sfondo la pandemia e il grande disagio soprattutto dei ragazzi. In prospettiva, quello che può fare il Comune, dove il «può» rappresenta i compiti che spettano alla polizia locale perché «l’ordine pubblico è affidato al ministero degli Interni» è quello di mettere in campo 500 nuovi vigili. I primi 240 arriveranno a novembre. Gli altri 260 a fine 2023. «Arriveremo a 3.350 unità, il massimo storico». Con una richiesta, che faccia altrettanto lo Stato mandando più poliziotti e carabinieri. Si continuerà a investire anche sulle telecamere. Oggi sono 1.945. Infine la collaborazione con le altre forze dell’ordine. Funziona, va implementata. E un’ultima precisazione: «Tutto quello che dico è condiviso con il prefetto Renato Saccone».

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18 gennaio 2022 (modifica il 18 gennaio 2022 | 12:39)

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Milano, le due verità sull’aggressione al vigile. «Mi sono qualificato». «No, volevamo solo difenderci» – Corriere Milano

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