Bollette: ecco perché il decreto Sostegni non aiuta le famiglie – Today.it

Gli italiani aspettavano con ansia di sapere cosa il governo avrebbe deciso con il decreto Sostegni ter per affrontare il caro bollette. Ora che il provvedimento è stato approvato, alcuni rimarranno un po’ delusi, soprattutto famiglie e piccole esercenti. Vediamo perché.

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Decreto Sostegni ter: 1,6 miliardi per il caro energia

Il decreto Sostegni 2022 ha messo a disposizione altri 1,6 miliardi di euro per il caro bollette, dopo i 3,8 miliardi già stanziati per il primo trimestre. Sintetizzando possiamo riassumere le misure messe in campo in tre punti:

  • sono stati annullati gli oneri di sistemi a tutte le imprese per il primo trimestre, una misura che vale da sola 1,2 miliardi;
  • è stato riconosciuto alle imprese energivore (3.800 circa) che hanno subito un incremento dei costi del 30% rispetto al 2019 un credito d’imposta pari al 20% delle spese elettriche;
  • è stata approvata una tassa sugli extra profitti: dal primo febbraio al 31 dicembre gli impianti fotovoltaici incentivati con vecchi sistemi se hanno un extra profitto devono riversarne una parte al Gse tramite compensazione. 

Analizzando queste misure si vede chiaramente che il provvedimento si è concentrato soprattutto sulle grandi imprese, trascurando le famiglie e le piccole imprese. 

Deluse famiglie e piccoli negozi  

A spiegarci bene perché famiglie e piccoli negozi sono rimasti delusi dal decreto Sostegni ter è Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione nazionale consumatori (Unc). Commentando le misure Vignola ha dichiarato: “Benino per le imprese, ma famiglie, negozi ed esercizi? E’ evidente che la soglia della potenza superiore a 16,5 kW esclude dal provvedimento non solo le famiglie, ma i negozi, i bar, i piccoli esercizi commerciali che sono in grande affanno e difficoltà”. Il responsabile energia dell’associazione dei consumatori italiani ritiene “giustissima l’idea di intervenire anche per il trimestre in corso, cosa che chiediamo di fare anche per le famiglie, e buona l’idea del credito d’imposta per le energivore che hanno avuto un incremento del costo superiore al 30%. Non ci sono soldi abbastanza, infatti, per aiutare tutti e, quindi, vanno depennate le imprese con contratti a prezzi bloccati che non hanno avuto ripercussioni dall’andamento impazzito delle quotazioni internazionali. Troppo basso, però, il credito pari al 20% delle spese sostenute, che andrebbe invece raddoppiato” conclude Vignola.

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