La trattativa si complica. Letta ora teme il blitz e Draghi finisce logorato – ilGiornale.it

La giornata, come da copione, scorre via tra trattative e tatticismi. È suggellata da un’altra fumata nera durante il secondo scrutinio, ma gli elementi nuovi sono l’affanno di Letta e il logoramento di Draghi.

Il primo, preoccupato da un centrodestra che inaspettatamente si sta muovendo compatto, inizia a temere che davvero alla quarta votazione – la prima con il quorum a 505 – Salvini possa tentare il blitz. Non su uno dei nomi della cosiddetta rosa – Moratti, Nordio, Pera – messi in campo per saldare l’asse tra Forza Italia, Lega e FdI. Ma su un profilo istituzionale come quello del presidente del Senato Casellati. Magari offrendo proprio la sua poltrona – spiegano in Transatlantico diversi parlamentari del Pd – a Renzi.

Il secondo, invece, ieri è sembrato sparire dai radar. In verità ha sentito – o forse anche visto – sia Salvini che Letta, mentre alcuni ambasciatori di Palazzo Chigi hanno continuano a muoversi interloquendo direttamente con i partiti. Per l’ex Bce, d’altra parte, la situazione sembra si vada complicando. Di certo, se anche alla fine il premier riuscisse nella sua corsa verso il Colle, è evidente che ci arriverebbe con la carrozzeria piuttosto ammaccata. Alla Camera, per dire, si inizia a respirare un forte sentimento di insofferenza verso il capo dello governo. E anche chi prima si muoveva con prudenza, ora nei capannelli con i colleghi non esita a criticare la scelta di Draghi di candidarsi al Quirinale. Con il rischio di far saltare il banco e con delle inusuali consultazioni a Palazzo Chigi, nelle quali il premier lavora per andare al Colle e ragiona sul governo che verrà, nonostante sia ancora in carica un altro capo dello Stato. Insomma, un gigantesco cortocircuito. Che non fa che amplificare l’insofferenza verso un Draghi che in questi undici mesi di governo non ha mai nascosto la sua avversione verso la politica. L’insofferenza di Salvini e quella di Conte, anche lui pronto a rincarare la dose. «Nel Paese non ci sono le condizioni per cambiare il timoniere di una nave che attraversa la tempesta», dice infatti il leader del M5s, quasi paragonando Draghi a un novello Schettino. Un affondo durissimo, ma che – spiegano dall’entourage dell’ex premier – rappresenta esattamente quello che pensa Conte.

È in questo scenario, dunque, che oggi dovrebbe tenersi il faccia a faccia tra centrodestra e centrosinistra chiesto da Pd, M5s e Leu come risposta alla rosa presentata da Lega, Forza Italia e FdI. «Chiudiamoci dentro una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando arriviamo a una soluzione», dice Letta al termine di un vertice con Conte e Roberto Speranza. Il faccia a faccia, ristretto ai soli leader, dovrebbe tenersi oggi.

Nel frattempo, già alle 11 di mattina, inizierà il terzo e ultimo scrutino con la maggioranza di due terzi (673). Da quello successivo – domani – il quorum si abbassa a 505 e i giochi entreranno nel vivo. Ci sarà, probabilmente, il tentativo Casellati, che potrebbe anticipare – magari alla quinta votazione – l’ingresso in campo di Casini. Un candidato con la capacità, se la situazione si andasse bloccando, di pescare voti trasversali. E che, alla fine, la Lega potrebbe anche accettare. Certo, non come Giorgetti. Che, secondo Bossi, sarebbe il perfetto candidato al Colle. «È atlantista, è cattolico, piace al centrosinistra ed ha un ottimo rapporto con Draghi», dice il Senatùr a un capannello di parlamentari nel cortile di Montecitorio. E ieri Giorgetti di voti presidenziali, un piccolo segnale, ne ha presi 8.

Resta sullo sfondo, il Mattarella bis. Che nel secondo scrutinio ha guadagnato consensi, passando da 16 a 39. Piccoli segnali. Come le parole di Trizzino, senatore del gruppo misto, considerato molto vicino al capo dello Stato (negli anni ’70 era iscritto al Gruppo politica giovani fondato da Piersanti Mattarella): «La soluzione è sotto gli occhi di tutti, se Mattarella venisse rieletto non potrebbe che accettare».

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