Quando Maria Elisabetta Casellati diceva che Abbado, Piano, Elena Cattaneo e Rubbia non meritassero il seggio di senatore a vita – Linkiesta.it

Oggi per il centrodestra sembra che la figura su cui puntare per il Quirinale sia quella di Maria Elisabetta Casellati. La presidente del Senato era stata volutamente tenuta fuori dall’elenco di candidati che Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani avevano stilato in un primo momento, un piano b rispetto alla triade Marcello Pera, Letizia Moratti, Carlo Nordio: insomma, Casellati come una riserva di lusso.

«Casellati è candidabile senza che Salvini la proponga», ha detto lo stesso Salvini, confidando di poter trovare diverse decine di voti nel Movimento 5 stelle. Per il centrodestra Casellati è candidabile in quanto già rappresentante di una delle più importanti istituzioni italiane. Ma proprio lei in passato, da senatrice di Forza Italia, aveva provato ad abbattere ogni parametro logico della definizione di «candidabile».

Era il 2013. Mentre il partito di Silvio Berlusconi provava a difendere il suo leader proponendolo come senatore a vita, Casellati – con Lucio Malan – contestava le ultime quattro nomine fatte dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: il direttore d’orchestra Claudio Abbado, la ricercatrice Elena Cattaneo, l’architetto Renzo Piano e il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia.

«Pur rispettando il Capo dello Stato e i quattro nominati, dalle carte trasmesse alla Giunta, non sono emersi elementi sufficienti ad identificare gli “altissimi” meriti scientifici della professor Cattaneo né gli “altissimi meriti sociali” attribuiti a tutti e quattro», diceva l’attuale presidente del Senato, chiedendo un rinvio della convalida per l’acquisizione della documentazione necessaria, non considerando “sufficienti” i loro meriti.

Quattro italiani di enorme spessore e riconoscimento internazionale, eppure giudicati non meritevoli. Proprio in quei giorni di fine 2013 Berlusconi era decaduto da senatore, condannato con sentenza definitiva e con una serie di processi in corso e sentenze di primo grado che lo indicavano come colpevole di diversi reati.

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